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Minerali GeoArt

26 Aprile 2015

26Apr

MINIERA DI ZOLFO LA GRASTA (SOMMATINO, SICILIA)

26 Aprile 2015 Alfio Calabrò Articoli

LA MINIERA DI ZOLFO LA GRASTA
( The sulfur mine La Grasta )
(The sulfur mine La Grasta was one of the smaller mines of Sicily. From its subsoil were extracted wonderful mineral celestite brilliant white with sulfur and celestite blue with sulfur)

LOCALIZZAZIONE DELLA MINIERA
(LOCATION OF THE MINE)

NOME: MINIERA LA GRASTA
MINERALE COLTIVATO: ZOLFO
LOCALITA’: SOMMATINO, (Provincia: CALTANISSETTA) SICILIA
QUOTA: 385 metri sul livello del mare
LATITUDINE: 37°22’03’’ Nord
LONGITUDINE: 13°58’23’’ Est
ITINERARIO: Da Caltanissetta verso Agrigento lungo la SS640 all’altezza del bivio per Canicatti imboccare a sinistra per la SS190 detta strada delle miniere, raggiunto Sommatino imboccare a sinistra per la SP2 in direzione Ramilia dopo circa 3Km, in contrada La Grasta imboccare a sinistra verso l’ingresso della miniera.

La miniera di zolfo La Grasta, a differenza di molte miniere che sorgevano in quella zona, era una zolfara di piccole dimensione, rimodernata nella quasi totalità dall’ Ente Minerario Siciliano (E.M.S.) a partire dalla fine degli anni ’60.
La miniera, a causa dei pochi anni di esercizio e della modesta dimensione, era soprannominata dai minatori la signorina per differenziala dalle grandi e antiche miniere presenti nel territorio.
Prima di allora la miniera era composta da un piano inclinato che portava alla profondità di 89metri sotto il piano campagna, dove si sviluppava un unico livello minerario.
Con l’entrata dell’EMS fu costruito un moderno pozzo di estrazione e la miniera fu approfondita con un ulteriore livello minerario fino a raggiungere quota 133metri dal piano campagna.
Lo strato solfifero coltivato era orientato in senso Est-Ovest e immersione Sud di 30°-35°, contenuto tra i calcari di letto e le marne a tetto.
I sotterranei in cui avveniva la coltivazione, per mezzo di esplosivi, erano formati da un susseguirsi di grandi geodi o cavità (dette garbere), all’interno delle quali si trovavano migliaia di cristalli di celestina bianca brillante, immersi in una matrice di zolfo che ricoprivano completamente le pareti e il tetto delle cavità.
Il contrasto tra i colori della celestina e quelle dello zolfo rendevano questi campioni di una eccezionale bellezza, in rari casi il colore della celestina era di un azzurro intenso immersa in una matrice di zolfo colore arancio mielato.
La miniera aperta nel 1967 fu definitivamente chiusa nel 1988 e le vie d’accesso al sottosuolo furono ostruite alla fine del 1990.
Geologo Alfio Calabrò

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20Apr

MINIERA DI ZOLFO COZZO DISI ( CASTELTERMINI, SICILIA )

20 Aprile 2015 Alfio Calabrò Articoli

LA MINIERA DI ZOLFO COZZO DISI
( The sulfur mine Cozzo Disi )
( Was one of the largest sulfur mines of Sicily, from its subsoil extracted the most beautiful minerals sulfur yellow, sulfur bituminous, gypsum with sulfur and aragonite. )

LOCALIZZAZIONE DELLA MINIERA
(LOCATION OF THE MINE)

NOME: MINIERA COZZO DISI
MINERALE COLTIVATO: ZOLFO
LOCALITA’: CASTELTERMINI, (Provincia AGRIGENTO) SICILIA
QUOTA: Da 190 a 250 metri sul livello del mare
LATITUDINE: 37°30’48’’ Nord
LONGITUDINE: 13°40’56’’ Est
ITINERARIO: Da Agrigento, SS189 per Lercara Friddi sino a P.so Funnuto, deviazione a sinistra per Casteltermini sulla strada provinciale SP22; a 2Km dalla deviazione si incrocia l’ingresso alla miniera.

Questa miniera è nata nel 1870, di proprietà degli eredi del Conte della Bastiglia.
Inizialmente l’entità del minerale era piuttosto modesta, i lavori si sviluppavano in una formazione diretta da Nord a Sud e pendenze verso Ovest di 60°, composta da marne tripolacee al letto e calcari parzialmente mineralizzati e gessi al tetto.
Quando le coltivazioni minerarie raggiunsero la quota di 180 metri sul livello del mare, incontrarono all’estremo Nord della concessione una lente riccamente mineralizzata e interessata da numerose caverne (dette dai minatori garbere) di cui una particolarmente grande che diede il nome alla zona di coltivazione di “sezione grande garbera o sezione grotte”, tutti i minatori e i tecnici che lavoravano nei sottosuoli rimasero stupefatti dalla bellezza di questa garbera, si trattava di diverse caverne ricche di cristalli di gesso trasparenti di dimensione metrica ricoperti da migliaia di grossi cristalli di zolfo.
Di seguito viene riportata una testimonianza scritta dal perito minerario Amedeo La Porta che nel 1949 ebbe l’opportunità di rilevare le meraviglie di questa garbera.
Nel 1949 sono stato ammesso come tirocinante alla Cozzo Disi e sono stato incaricato di assistere ai lavori di prolungamento del pozzo D’Ippolito. Nei periodi di tempo per me inattivi, mi impegnavo in esercitazioni di topografia sotterranea; mi occorreva un luogo tranquillo escluso dal transito dei vagoni e mi è stato indicato, sempre sullo stesso piano del 3° livello, in fondo della galleria della sezione grotte, ove sono stato accolto dal capomastro Vincenzo Lo Presti, il quale mi accompagno.
Planimetricamente, queste garbere si estendono complessivamente per un centinaio di metri, mentre verticalmente si susseguono e non si sa fin dove. Tra i cristalli di gesso presenti prevalgono quelli in posizione verticali con le pareti perfettamente lisce. La straordinarietà di questa composizione naturale è data, non tanto dalle forme delle garbere quando, dalla dimensione e dalla trasparenza vitrea dei cristalli di gesso. Alcuni hanno un altezza di 3-5metri, una lunghezza di 8-16metri e uno spessore di 2-4metri e sono trasparenti al punto da consentire il riconoscimento delle persone che si dovessero trovare dall’altra parte. Io le ho viste e ripetutamente ammirate fra la fine del 1949 e i primi mesi del 1950 (tratto dal libro Le miniere di zolfo e la sua gente scritto da Sebastiano Infantino).
Più a Nord della grande garbera è stato trovato un enorme ammasso di zolfo che diede grande sviluppo alla miniera, a questa ricchissima zona mineraria diedero il nome di “Sezione Ammasso”.
A questo punto iniziarono i lavori minerari su scala industriale e la Cozzo Disi divenne una grande miniera con circa 700 addetti.
Nella “Sezione Ammasso” furono tracciati i livelli minerari con forma pressoché ellissoidale con la lunghezza massima di circa 200m e larghezza di 90metri furono scavati ben XII livelli minerari per una profondità di circa 400 metri.
Da questa miniera furono estratti i meravigliosi campioni di zolfo giallo limone, giallo verde e bituminoso, campioni di gessi con cristalli di zolfo e aragonite pseudoesagonale.
La chiusura della miniera avvenne nel 1988, il 12 Novembre del 1990 all’undicesimo livello venne siglato il documento che sancì la definitiva chiusura delle ultime sei miniere di zolfo presenti in Sicilia.
Geologo Alfio Calabrò

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