CONDIZIONE IGIENICHE E ASSISTENZA SANITARIA NELLE MINIERE DI ZOLFO SICILIANE

CONDIZIONE IGIENICHE E ASSISTENZA SANITARIA NELLE MINIERE DI ZOLFO
Le condizioni dei lavoratori delle zolfare non erano certamente invidiabili se si considera quali fatiche e quanti pericoli essi dovevano affrontare. Gli incidenti che si verificavano nelle zolfare, molto spesso mortali, erano provocati soprattutto da frane e da esplosioni di gas che si formavano nelle miniere per la scarsa aerazione. Infatti, il 52,41% degli infortuni, il 67,14% delle mortalità e il 44,58% dei ferimenti erano provocati proprio da questo tipo di cause. Non mancavano, comunque, le disgrazie causate da invasioni di acque o da esplosivi usati spesso nei lavori di estrazione.
Le grandi fatiche richieste dal tipo di lavoro svolto da picconieri e carusi risultavano aggravate dall’aria malsana, che questi lavoratori erano costretti a respirare nell’interno della miniera. Inoltre, le cattive condizioni igieniche favorivano la diffusione di malattie, come la malaria e l’anchilostomiasi e di deformazioni fisiche.
In realtà, più che sui picconieri, le fatiche del lavoro e l’ambiente igienicamente malsano in cui esso si svolgeva, si ripercuotevano sui carusi, i quali ricevevano in cambio retribuzioni estremamente basse e deformazioni fisiche e psichiche permanenti. Soprattutto prima dell’introduzione dei mezzi meccanici di trasporto, il lavoro faticoso causava, secondo gli studi pubblicati alla fine dell’ottocento dai Dottori Giordano e Valenti, difetti e malattie gravi, tra cui prevalevano l’ipertrofia cervico-dorsale e la cifosi; la costituzione scheletrica grama e la ritardata pubertà.
Oltre agli effetti sullo sviluppo fisico, non bisogna dimenticare le conseguenze, ancora più gravi, che si producevano sulla psiche dei giovani carusi. Innanzitutto la totale mancanza d’istruzione, che era conseguenza diretta dell’impegno lavorativo, e, poi, l’abbrutimento morale, che nasceva da un simile modo di vivere a contatto con uomini dalla vita estremamente primitiva.
C’erano molte e valide ragioni, quindi, per indurre il governo ad intervenire per regolamentare il lavoro dei fanciulli nelle miniere di zolfo siciliane. Nel 1880, lavoravano nelle miniere 6.170 fanciulli con meno di 15 anni su un totale di 21.550 operai; nel 1900, essi erano ancora 8.063 su 38.044 operai. A tale proposito, era stata approvata una legge, nel 1886, che proibiva l’impiego di carusi inferiori ai 10 anni di età per i lavori sotterranei e di 9 per i lavori all’aria aperta, ma l’assenza di libretti anagrafici e l’inefficienza dei sistemi di sorveglianza consentivano una larga evasione a tali obblighi.
A questo insignificante contributo alla protezione del lavoro minorile, seguiva un’altra legge, nel 1893, che si proponeva di salvaguardare la vita e la salute dei lavoratori delle miniere, obbligando coltivatori e proprietari a rendere più sicure e più salubri le lavorazioni sotterranee e di proibire l’impiego dei fanciulli sino all’età di 12 anni. Altre disposizioni regolarono la durata del lavoro, i riposi e le pause, nonché i modi di mettere in grado i fanciulli di adempiere all’obbligo dell’istruzione elementare. Purtroppo, questi insufficienti provvedimenti di legge venivano continuamente violati, senza che vi fosse possibilità di intervento da parte degli organi di vigilanza, poiché era molto difficile sradicare abitudini strettamente legate alla miseria e all’ignoranza.
Dopo oltre 70 anni di assenza legislativa per il lavoro minorile, il Parlamento, nel marzo 1961, approvò una legge, in adempimento alle convenzioni internazionali ratificate dall’Italia fin dal 1952, in cui si elevava il limite di età minimo per adibire ai lavori minerari i ragazzi di entrambi i sessi di età non inferiore ai 15 anni. Venne vietato per i minori il lavoro nelle ore notturne e nei giorni festivi e vennero fissate delle sanzioni penali a carico dei trasgressori.
Oltre al lavoro minorile, le condizioni igienico sanitarie dei minatori costituivano un grave problema per l’intera categoria. L’assistenza sanitaria ebbe i suoi primi albori nel lontano 1898, con l’emanazione della legge sull’obbligatorietà dell’assicurazione degli operai contro gli infortuni del lavoro, con cui si obbligava ai datori di lavoro di apprestare agli infortunati le prime immediate cure, affidando ad un capomastro o ad un operaio dell’esterno una cassetta di medicazione. Un tale stato di cose non poteva certamente durare, sia perché la medicazione veniva eseguita da persone impreparate, sia perché nessuna zolfara era attrezzata per l’eventuale trasporto di un infortunato grave in paese, o in altro luogo, dove egli avrebbe dovuto, poi, provvedere a proprie spese alle cure necessarie.
Nel 1901, per iniziativa di un giovane medico di Caltanissetta Dr. Ignazio Di Giovanni, fu istituito, in alcune miniere, il primo posto di soccorso della Croce Rossa Italiana e nel 1904, il governo creò il “ Sindacato Obbligatorio Siciliano Infortuni Zolfare “, del quale fecero parte obbligatoriamente tutti i produttori di zolfo della Sicilia, con l’obbligo di dare agli infortunati le cure necessarie fino a guarigione anatomica e funzionale delle lesioni riportate.
Sistemata, in tal modo, l’assistenza sanitaria di natura infortunistica, il Sindacato, appoggiando le iniziative del Dr. Di Giovanni, rivolse la sua attenzione a quelle malattie che, pur essendo diffuse solamente tra gli zolfatari, avevano carattere di malattia sociale. Assunse, pertanto, in proprio la campagna antimalarica, che lo stato conduceva in Italia, per condurla con la sua organizzazione sanitaria nelle zolfare. La profilassi chininica, che si era eseguita anche nelle zolfare con risultati pressoché negativi, andava perdendo la sua rinomanza e si cominciava a parlare di lotta antimalarica attraverso opere di bonifica.
Nel 1935, il governo decise di sopprimere il Sindacato sugli Infortuni e di creare l’ I.N.A.I.L. che si dimostrò ben degno successore del Sindacato nell’assistenza agli zolfatari, valorizzò l’assistenza nel campo del pronto soccorso, aumentò di numero i posti di soccorso delle zolfare che collegò per radio con il centro trasporti di Caltanissetta, ammise gli zolfatari a beneficiare di tutta la propria organizzazione assistenziale costituita, oltre che dagli ambulatori dei comuni zolfiferi, dai centri traumatologici, presso i quali si provvide alla rieducazione dei grandi invalidi del lavoro.
Tutto ciò nel campo dell’infortunistica, mentre in quello delle malattie professionali, volle intervenire anche, nel campo della profilassi, sostenendo la lotta contro l’anchilostomiasi, malattia che affliggeva oltre il 50% degli zolfatari, conducendone non pochi alla morte; si trattava di un parassita dell’intestino che si diffondeva negli operai a causa delle carenti condizioni igieniche.
A partire dagli anni cinquanta, dopo la nascita dell’Ente Zolfi Italiani, opportunamente sostenuto dalla Regione Siciliana, furono migliorate le condizioni igienico-sanitarie degli zolfatari.
Il progresso sanitario e l’ammodernamento delle miniere, contribuirono a rendere il lavoro degli zolfatari più civile e umano, liberandolo dagli aspetti degradanti e scandalosi che nel passato avevano suscitato la protesta dell’intera categoria.
In effetti, scomparve totalmente l’anchilostomiasi, mentre conservavano carattere endemico tanto la bronchite da fumo quanto l’elmintiasi intestinale. La bronchite da fumo era causata dalla inspirazione, in discrete quantità, di anidride solforosa ( fumo di zolfo ),quindi, principalmente colpiti erano gli operai che lavoravano alla fusione dello zolfo; mentre l’elmintiasi era provocata da parassiti dell’intestino che causavano fenomeni di anemia e disturbi intestinali e la sua diffusione era facilitata dalle condizioni di umidità delle gallerie della miniera e dalla scarsa conoscenza delle norme di igiene e profilassi degli zolfatari.
Nel 1965, l’intero comparto minerario verrà rilevato dalla Regione siciliana e affidato all’Ente Minerario Siciliano, che si dovrà occupare della riorganizzazione e gestione delle miniere. In questo periodo le condizioni igienico sanitarie dei lavoratori, assumeranno un carattere secondario, perché il principale problema sarà costituito dalla continua chiusura delle miniere e dall’aumentare della disoccupazione nell’intero comparto.

Geologo Alfio Calabrò

Prof.ssa Ermelinda Ciaurella

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